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Alto Sarcidano e Barbagia di Belvì sotto una bianca coltre

Buonasera a tutti.
Nella giornata di Lunedì, dopo un ottimo pranzo a Mandas dai miei suoceri, ho preso il mio fedele Defender e insieme alla mia dolce metà ho risalito il Sarcidano fino ai contrafforti sud-occidentali del Gennargentu. La prima neve ha fatto la comparsa all’inizio dell’altopiano del Sarcidano che conduce alla borgata di Santa Sofia (830 m), dove la temperatura, di circa 3 gradi, unita ad una leggera pioggerella iniziava a diminuire il suo spessore. Ho perseguito il viaggio fino a valicare il passo di Sa Casa(1040 m) fino a raggiungere e superare il bivio di Gadoni-Aritzo, qui ho proseguito nella strada che conclude la sua corsa al passo Tascusì (1246), senza peraltro arrivarci.
In questa strada, che parte da circa 900 m e oltrepassa più volte i 1200 m, ho visto crescere lo spessore del manto nevoso fino ad una media di 30-35 cm, poi l’oscurità mi ha costretto a rientrare, e forse è stato un bene perchè oltre i 1050-1100 ricominciava a nevicare con intensità moderata.
Eccovi la mappa del mio navigare con le relative foto numerate secondo l’ordine di comparsa nel sito.

Vicino Santa Sofia..

Case dell’ex ERSAT, ora ETFAS dopo il passo ” Sa Casa ”

Stavolta non è il carbonato di calcio ma il ghiaccio che crea..sinuose stalattiti

Scorcio di Aritzo

Al centro spunta una cascata

Comincia ad aumentare lo spessore del manto

Il ghiaccio e la neve si fondono con la natura : paesaggio incantato..

Nelle ultime 2 foto paesaggi nivali con 30 e più cm di neve al suolo

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CANAAN

La grotta della natività a Betlemme

Terra di Canaan, Palestina, Israele, Terra Santa, tutte denominazioni storiche di un piccolo fazzoletto di terra, grande non più della Sardegna, ma al centro di vicende e di dispute tra popoli dalla notte dei tempi. Del perchè i popoli moderni si contendano questa terra è comprensibile, sono i valori simbolici che la contraddistinguono: fu la “terra promessa” da Dio agli israeliti, la terra di Abramo, di Davide, di Salomone; gli ebrei anche dalla dispora durata millenni riconoscono in Cannan la loro patria; anche i cristiani hanno ovviamente una particolare sensibilità per i luoghi dove è nato (Betlemme), è vissuto (Nazareth), ha predicato ed ha subito la passione (Gerusalemme) il loro Messia. Per i mussulmani è la terra di Abramo, di cui si proclamano anche loro discendenti, nonchè il luogo da dove il profeta Maometto è stato assunto in cielo. Secondo la tradizione islamica, gli arabi sarebbero discendenti di Abramo per via del figlio, Ismaele, avuto dalla schiava Agar, mentre gli israeliti discenderebbero dalla moglie legittima Sara che ebbe Isacco quando i due sposini erano ultranovantenni!  Tralasciando il gossip biblico, in Palestina, ed in particolare a Gerusalemme vi sono fra gli edifici più sacri per le tre religioni monoteistiche: un tratto di muro del tempio di Salomone, sacro agli ebrei (il cosiddetto muro del pianto), la Cupola della Roccia, che sorge giusto sulla terrazza sostenuta dal muro del pianto, che contiene la roccia dove Abramo stava per sacrificare Isacco e da dove Maometto ascese al cielo; il Santo Sepolcro di Gesù Cristo.

Gerusalemme d’inverno: sulla destra il muro del pianto e la cupola della roccia

Ma cerchiamo ora di comprendere perchè Cannan divenne una terra contesa dai popoli dell’antichità, avvicinandoci così alla materia del nostro sito. Che ambiente c’è in Palestina?

Ebbene la Palestina è sostanzialmente costituita da un altipiano calcareo che non raggiunge i 1000 m di altitudine, con qualche piccola pianura ai lati; qualche montagna più alta si trova a nord, in Galilea, dove iniziano le prime balze del Monte Libano. Niente di che sembrerebbe. Eppure la Bibbia la descrive così: “…paese bello e spazioso, …dove scorre latte e miele” (Esodo3,8).

Per capire queste parole bisogna “relativizzare” l’ambiente geografico dove vivevano questi uomini: il medio oriente è un immenso deserto, a volte roccioso, a volte sabbioso, nel quale alcuni fiumi, il Nilo in Egitto e il Tigri e l’Eufrate in Mesopotamia, creano delle oasi verdi culle delle prime civiltà agricole, ma circondate da un ambiente decisamente ostile. Le terre lungo il mar Mediterraneo sono diverse: una catena costiera di alture (oltre 3000 metri nel Libano) e l’altipiano di Canaan raccolgono l’umidità trasportata dalle correnti occidentali e le precipitazioni non sono rare, talvolta perfino abbondanti, anche se concentrate perlopiù nel trimestre invernale. Il paesaggio è verdeggiante, almeno in confronto coi deserti circostanti, con la vegetazione di alberi e arbusti sempreverdi, insomma, il tipico ambiente mediterraneo, che noi conosciamo bene. Inoltre la roccia calcarea, molto fessurata e solubile, fa si che nell’ambiente sotterraneo si crei una riserva d’acqua naturale anche per l’estate: numerose sono infatti le sorgenti tra cui famosa quella di Gerico. Gerico si trova a pochi chilometri da Gerusalemme, ma in un ambiente completamente diverso: a Gerusalemme, a circa 800 metri slm,  le precipitazioni medie sono di circa 600 mm annui, le temperature fresche, sopportabili anche d’estate e le nevicate non sono rare; Gerico invece si trova nel versante sottovento, ad alcune centinaia di metri sotto il livello del mare, vicino al Mar Morto, le precipitazioni sono molto scarse, le temperature estive elevatissime, ma una ricca sorgente calacarea fa si che il luogo sia frequentato fin dalla remota antichità e Gerico sia una delle più antiche città “agricole” del mondo.

Ecco perchè la Palestina è terra dove scorre il latte e il miele: quell’ambiente era ottimale per i popoli di pastori e agricoltori come erano gli Israeliti, vi si potevano allevare pecore e capre, vi si coltivava l’olivo, e, in alcuni cantoni più fertili, anche il grano e altri legumi e cerali; infine nelle oasi sorgentizie si potevano realizzare colture orticole; una vera terra promessa!!

La basilica del santo Sepolcro a Gerusalemme

Vediamo nei particolari, con mappe e tavole, le caratteristiche ambientali di questa terra:

Precipitazioni in Palestina: 1 inch (pollice) è pari a  25.4 mm

Come si può notare già da questa carta, le precipitazioni superano i 600 mm annui sui versanti occidentali per poi precipitare sotto i 200 nel versante orientale verso il mar Morto (che un lago salato la cui superficie si trova ben 413 metri sotto il livello del mare) e addirittura sotto i 100 nella piccola striscia di terra che si affaccia sul mar Rosso (Eilat).

Dalle statistiche successive (estratte dal sito meteorologico nazionale dell stato di Israele  http://www.ims.gov.il/IMSENG/ALL_TAHAZIT/HOMEPAGE.HTM ) si possono notare le grandi differenze climatiche in questo ristrettissimo palmo di terra: Har Kenaan si trova nel nord, sulle alture della Galilea, non lontano da Nazareth, le medie minime di gennaio sono di circa 7°, ma con minime assolute di – 6,5°, e precipitazioni medie annuali di 682 mm e siccità estiva assoluta; anche Gerusalemme ha minime assolute di circa – 3,5°, mentre sulla costa mediterranea (Tel Aviv) il gelo è sconosciuto; in prossimità del Mar Morto (Sedom) e ad Eilat, sul Mar Rosso, le temperature massime estive sono spaventosamente alte, con medie massime a luglio prossime ai 40° ( e minime medie di 30°) e massime assolute di 47°, anche se con bassi valori di umidità. Le precipitazioni medie annue poi sono inferiori ai 50 mm annui! Va da sè che i mesi migliori per visitare il paese (compatibilmente con le vicende belliche e terroristiche) sono la primavera e  l’autunno, anche se si vuole una vacanza di mare sul Mar Rosso (Eilat non è molto lontana da Sharm el Sheik);

Il litorale di Tel Aviv, capitale econimica di Israele

date queste condizioni geo-climatiche, ci si spiega anche alcune vicende di storia religiosa: vi ricordate che Gesù si ritirò nel deserto ove fu tentato dal demonio? In effetti la strada che da Gerusalemme scende nella valle del Mar Morto nel giro di pochi chilometri ci porta da un ambiente mediterraneo-montano ad un deserto roccioso e aridissimo.  I forti contrasti paesaggistici e naturalmente l’emozione che credenti e non credenti provano per luoghi così importanti per il nostro bagaglio storico e cuulturale, sono le ragioni che spingono ogni anno, nonostante i pericoli e le difficoltà, milioni di persone a visitare la Terra Santa.

Masada, ultima roccaforte degli Israeliti contro i Romani

Har Kenaan (Zefat)            Station height: 934 meters above sea level   
 Elements
 Mean maximum air temperature (deg C)
 Highest maximum air temperature (deg C)
 Mean minimum air temperature (deg C)
 Lowest minimum air temperature (deg C)
 Mean rainfall (mm)
 Mean number of rain days with rainfall >=1 mm
 Highest daily rainfall (mm)
  Jan   Feb   March   Apr   May   Jun   July   Aug   Sep   Oct   Nov   Dec
9.4  10.1  13.3  19.5  25  28.3  29.8  29.8  28.1  23.7  16.7  11.5 
21.7  21.2  24.2  32.4  38.1  38  39  38.7  36.8  33.1  27.5  24.4 
4.5  4.3  6.3  10.6  14.3  17  18.8  18.8  17.7  15.1  10.3  6.4 
-3.6  -6.5  -2.2  0.3  5.8  8.7  13.2  14  12  7.2  0.1  -2.7 
158.8  129.7  94.9  43.1  5.7  1.5  24.5  85.5  138.4 
12.4  10.8  9.2  3.9  1.5  0.1  2.8  6.8  10.6 
70.9  85.3  79  92.4  15.2  18.5  3.4  1.8  28  43.7  86.6  83 
 
  Tel Aviv            Station height: 4 meters above sea level   
 Elements
 Mean maximum air temperature (deg C)
 Highest maximum air temperature (deg C)
 Mean minimum air temperature (deg C)
 Lowest minimum air temperature (deg C)
 Mean rainfall (mm)
 Mean number of rain days with rainfall >=1 mm
 Highest daily rainfall (mm)
  Jan   Feb   March   Apr   May   Jun   July   Aug   Sep   Oct   Nov   Dec
17.5  17.7  19.2  22.8  24.9  27.5  29.4  30.2  29.4  27.3  23.4  19.2 
26.8  29.6  35.2  40.4  43.5  37.6  37.4  34.4  35.4  38.4  35.3  27.9 
9.6  9.8  11.5  14.4  17.3  20.6  23  23.7  22.5  19.1  14.6  11.2 
2.5  2.6  3.5  11.2  15  19  20  15.7  11.6 
126.9  90.1  60.6  18  2.3  0.4  26.3  79.3  126.4 
10.3  6.4  2.2  0.4  0.1  2.4 
107.2  71.1  55.1  51.4  21.7  4.4  0.6  1.2  7.5  60  91.1  95 
 
  Jerusalem            Station height: 815 meters above sea level   
 Elements
 Mean maximum air temperature (deg C)
 Highest maximum air temperature (deg C)
 Mean minimum air temperature (deg C)
 Lowest minimum air temperature (deg C)
 Mean rainfall (mm)
 Mean number of rain days with rainfall >=1 mm
 Highest daily rainfall (mm)
  Jan   Feb   March   Apr   May   Jun   July   Aug   Sep   Oct   Nov   Dec
11.8  12.6  15.4  21.5  25.3  27.6  29  29.4  28.2  24.7  18.8  14 
23.4  25.3  27.6  35.3  37.2  36.8  40.6  38.6  37.8  33.8  29.4  26 
6.4  6.4  8.4  12.6  15.7  17.8  19.4  19.5  18.6  16.6  12.3  8.4 
-3.4  -2.4  -0.3  0.8  7.6  11  14.6  15.5  13.2  9.8  1.8  0.2 
133.2  118.3  92.7  24.5  3.2  0.3  15.4  60.8  105.7 
9.7  8.7  7.6  2.7  0.7  0.1  1.9  5.5  7.9 
72.2  76.1  89.4  90  17.2  8.4  4.3  36.8  84  100.3 
 
  Sedom            Station height: 390 meters below sea level   
 Elements
 Mean maximum air temperature (deg C)
 Highest maximum air temperature (deg C)
 Mean minimum air temperature (deg C)
 Lowest minimum air temperature (deg C)
 Mean rainfall (mm)
 Mean number of rain days with rainfall >=1 mm
 Highest daily rainfall (mm)
  Jan   Feb   March   Apr   May   Jun   July   Aug   Sep   Oct   Nov   Dec
20.5  21.7  24.8  29.9  34.1  37.6  39.7  39  36.5  32.4  26.9  21.7 
26.4  30.4  33.8  42.5  45  46.4  47  44.5  43.6  40  35  28.5 
12.7  13.7  16.7  20.9  24.7  27.6  29.6  29.9  28.3  24.7  19.3  14.1 
5.4  11.5  19  23  26  26.8  24.2  17  9.8 
7.8  7.6  4.3  0.2  1.2  3.5  8.3 
2.1  1.5  0.1  0.2  1.6 
13  42.8  24.1  13.9  1.4  0.2  16  12.2  21 
 
  Elat            Station height: 12 meters above sea level   
 Elements
 Mean maximum air temperature (deg C)
 Highest maximum air temperature (deg C)
 Mean minimum air temperature (deg C)
 Lowest minimum air temperature (deg C)
 Mean rainfall (mm)
 Mean number of rain days with rainfall >=1 mm
 Highest daily rainfall (mm)
  Jan   Feb   March   Apr   May   Jun   July   Aug   Sep   Oct   Nov   Dec
20.8  22.1  25.5  31.1  35.4  38.7  39.9  39.8  37.3  33  27.2  22.3 
30.2  31.6  36.2  40.6  44.8  45.6  46.8  46.2  45  41.5  36.4  31.4 
9.6  10.6  13.6  17.8  21.5  24.2  25.9  26.2  24.5  21  15.5  11.2 
2.2  6.4  8.4  14.6  19.1  20  20.4  19.2  13.7  2.5 
3.5  5.8  3.7  1.7  3.5  3.5 
0.9  0.7  0.9  0.5  0.2  0.3  0.5  0.8 
12.9  64.3  15.9  6.1  0.4  23  27.2  40.6 
 
 
 
 

Nubifragio in Sicilia

Morte e distruzione sotto il fango nel Messinese: 13 vittime.
Dichiarato lo stato di emergenza
L’ondata di maltempo improvviso che ha investito il Messinese e tutta la Sicilia orientale, provocando frane e smottamenti, ha causato almeno 13 vittime, 20 dispersi e 40 feriti come confermato dal capo della Protezione civile, Guido Bertolaso. Sei corpi sono stati estratti dalle macerie del paesino di Giampilieri, riferisce ancora l’unità di soccorso, “ma temiamo che siano molti di più. Un costone di roccia si è staccato ieri sera intorno alle 20, all’ora di cena, e si è portato via una ventina di abitazioni”. Tra i morti della frazione di Messina ci sono Francesco De Luca di 70 anni, il quarantenne Pasquale Bruno e due donne che sono stati sommersi da fango e detriti. Il Consiglio dei ministri ha varato lo stato di emergenza per il nubifragio a Messina.
Tre morti a Scaletta Zanclea – A Scaletta Zanclea sono stati trovati morti tre uomini. L’agente della Polfer Roberto Carullo è rimasto ucciso all’interno della sua auto, travolta da un torrente in piena, e nella stessa località ha perso la vita un pensionato di ottant’anni, Martino Scibilia, mentre la sua badante è stata estratta viva dalle macerie. E’ sempre di Scaletta Zanclea un’altra vittima, Salvatore Scionti, 64 anni. Il sindaco, Mario Briguglio, è sconvolto: “E’ un disastro. C’é fango ovunque. Solo qui da noi i morti sarebbero sei, ma mi dicono che il bilancio potrebbe salire”. Intanto a Briga Superiore è stato estratto il corpo di una donna, Agnese Pellegrino, morta tra le macerie della sua casa.
Sessanta persone ferite in provincia di Messina – Sono almeno una sessantina le persone rimaste ferite e già ricoverate negli ospedali della provincia di Messina. Un numero che è destinato ad aumentare in quanto vi sono dei comuni e delle frazioni che non sono ancora state raggiunte a causa delle frane e delle colate di fango. Molti sono stati portati al policlinico “Gaetano Martino” della città dello Stretto. Anche la Capitaneria di porto è intervenuta per trasportare i feriti dai piccoli centri verso la città dello Stretto, dove sono avvenuti i ricoveri. Due pazienti sono apparsi in condizioni gravi, mentre gli altri non destano particolare preoccupazione.
Soccorsi a lavoro – In tutto i dispersi sarebbero diverse decine, come confermato dalla Protezione civile. A Santo Stefano Briga si cerca tra le macerie di una palazzina crollata, sotto cui potrebbe esserci una donna. Messina è isolata: le frane hanno interrotto l’autostrada A18 Messina-Catania, la strada statale 114 e il tratto ferroviario all’altezza di Giampilieri-Scaletta. Ci sono dispersi a Giampilieri, Scaletta Zanclea e Santo Stefano Briga. In tutta la zona è ancora allerta maltempo, nel Messinese centinaia di persone sono rimaste bloccate dentro le auto e molte altre, a decine, si sono arrampicate sui tetti delle case per sfuggire alla piena: alcuni sono stati soccorsi in elicottero.
Il sindaco di Messina: c’è bisogno di volontari – “È una situazione critica, la macchina dei soccorsi è in azione anche se è difficile raggiungere le zone colpite dal disastro. Giampilieri è isolata; le squadre possono raggiungerla solo a piedi. Alcune persone sono state soccorse via mare dalla Guardia costiera” ha detto il sindaco di Messina, Giuseppe Buzzanca. Il sindaco ha poi lanciato un appello: c’è bisogno di volontari, soprattutto medici e infermieri. “Siamo ancora isolati da Catania, i soccorsi sono venuti da Palermo e dalla Calabria – osserva Buzzanca -, ma sui posti dove l’emergenza è maggiore, come la zona sud della città, si arriva soltanto a piedi e il traffico è completamente paralizzato”.
Attivata una task force: le operazioni sono coordinate dal direttore generale della Protezione civile siciliana Salvatore Cocina, attraverso l’Unità di crisi istituita nella Prefettura di Messina. Le squadre dei vigili del fuoco, della Protezione civile e dell’esercito sono coadiuvate da due elicotteri, una della Marina militare e uno della Guardia costiera. Nove feriti – tra cui tre donne e tre bambini – sono stati portati in salvo dalle zone costiere su un pattugliatore, mobilitato dalle Capitanerie di porto insieme a quattro motovedette per portare soccorso agli abitanti delle località non raggiungibili via terra. In arrivo anche unità cinofile. I soccorritori hanno allestito due posti medici avanzati, con brande, coperte e generi di prima necessità: uno nella palestra di Gravitelli, a Messina, dove sono stati trasferiti 75 sfollati, il secondo a Roccalumera. Un altro presidio è stato istituito presso la Polstrada di Giardini Naxos. A Giampilieri la Protezione civile sta allestendo campi di accoglienza in alcune scuole con brandine e tende.
Diversi paesi isolati – Le situazioni più difficili, affermano al Dipartimento, sono quelle di Scaletta – dove i feriti sono stati portati via con una motovedetta delle Capitanerie di Porto perché l’unico modo per arrivare al paese era via mare – Molino e Giampilieri. In quest’ultimo comune si sono registrate diverse frane e anche un’esplosione di gpl che ha causato crolli. Ancora isolato, invece, Briga, in quanto i mezzi di soccorso non sono riusciti a farsi largo tra le colate di fango.
Colpite anche Palermo e Trapani – Il maltempo ha colpito anche le province di Palermo e Trapani. Nel capoluogo i sommozzatori dei vigili del fuoco sono intervenuti per gli allagamenti nei sottopassi lungo la via Regione siciliana, l’asse che taglia la città e collega le autostrade Trapani-Palermo e Palermo-Messina. Un’impalcatura è crollata in piazza Santa Cecilia, molti automobilisti sono rimasti bloccati in via Oreto, in via Orsa Minore, in via Messina Marine, nelle borgate di Mondello e Partanna dove le strade sono diventate dei torrenti in piena. In via Ciaculli sono intervenuti i carabinieri per salvare un uomo in un’ambulanza rimasta in panne. Il nubifragio ha provocato anche il parziale allagamento del pronto soccorso dell’ospedale Buccheri La Ferla e di alcuni reparti dell’ospedale Civico.
02 ottobre 2009

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Osservatorio Meteorologico di Sestu (CA)

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Sale a 1.100 morti il bilancio del terremoto a Sumatra

Le vittime del terremoto che ha colpito ieri la città di Padang, nell’isola indonesiana di Sumatra, sono almeno 1.100.E’ salito a 770 il numero dei morti accertati per . Lo ha riferito il segretario generale aggiunto dell’Onu per gli affari umanitari, John Holmes. Intanto, una nuova potente scossa di terremoto, di magnitudo 6,9 sulla scala Richter, ha colpito l’Indonesia occidentale nella notte tra mercoledì e giovedì.
Manca l’elettricità, il cibo, la benzina, l’acqua – Padang è ancora parzialmente isolata. Sono arrivati soccorsi supplementari e i primi rifornimenti, ma la situazione rimane caotica. “Manca l’elettricità, il cibo, la benzina, l’acqua. E nessuno sa quante persone sono ancora intrappolate sotto alcuni grandi edifici caduti, in particolare uno tra i più lussuosi hotel cittadini”, spiega Maulana Yusran, presidente dell’associazione locale degli albergatori. E’ l’hotel Ambacang, 164 camere distribuite nei cinque piani di un edificio storico, a preoccupare maggiormente i soccorritori. Le operazioni di sgombero delle macerie sono ancora in corso, e finora hanno portato al recupero di nove corpi. L’edificio è crollato proprio mentre all’interno si teneva una riunione d’affari di imprenditori indonesiani. “Vi partecipavano almeno 50 persone – spiega Yusran – e temiamo che altre decine siano rimaste intrappolate. E’ possibile che ci fossero anche turisti stranieri, ma al momento siamo ancora impegnati a scavare”.
Gli abitanti non hanno avvertito il pericolo – Gli oltre 900 mila abitanti di Padang, stretta tra il mare e le colline, probabilmente non hanno capito immediatamente la gravità del sisma. “Nell’ultimo periodo si erano sentite diverse scosse che non hanno provocato danni, nei primi secondi ho pensato anch’io che sarebbe finita presto – racconta Fern, una giovane turista australiana da tre mesi a Sumatra, che solo nel pomeriggio è riuscita a mettersi in contatto coi familiari -. Ma è cresciuta d’intensità in fretta, si faceva fatica a rimanere in piedi. Allora tutti sono corsi in strada terrorizzati e poi verso l’entroterra, per paura di uno tsunami, a piedi o a bordo di ogni mezzo disponibile. Nelle strade regnava il caos”.
Gli acquazzoni hanno spento gli incendi nelle case – In città è difficile trovare un edificio che non abbia subito danni, per quanto la scossa sembra aver colpito la città in modo diverso a seconda delle zone. Ma mentre le telecomunicazioni vengono lentamente ripristinate, la situazione é comunque lontana dalla normalità. “Gli incendi sviluppatisi sono stati spenti, anche dai violenti acquazzoni che abbiamo avuto fino a giovedì mattina – dice Anton, dipendente di una guest house rimasta in piedi -. Ma tutti i negozi sono ancora chiusi, ci sono code interminabili ai distributori di benzina e già scarseggia il carburante per i generatori. Anche questa notte, migliaia di persone dormiranno all’addiaccio”.

01 ottobre 2009

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Trema anche Sumatra

Il violento terremoto (magnitudo 7.9) che ha colpito l’isola indonesiana di Sumatra ha fatto tra cento e duecento morti, secondo un portavoce della protezione civile indonesiana, Priyadi Kardono. La stessa fonte ha riferito che sono circa 500 gli edifici crollati il violento terremoto. Una prima stima parla anche di oltre un migliaio di dispersi ma fonti ufficiali segnalano nuovi crolli. Il sisma è stato registrato alle 17.16 locali (le 12.16 italiane) e ha avuto l’epicentro in mare, 78 km al largo della città indonesiana di Padang, che sorge sulla costa occidentale di Sumatra e sembra essere stata duramente colpita.
Crolla un ospedale, migliaia sotto le macerie – Il numero delle vittime è stato confermato, in una conferenza stampa a Giakarta, dal vicepresidente indonesiano, Jusuf Kalla, il quale ha anticipato che si tratta di un bilancio destinato a crescere in quanto a Sumatra sono crollati moltissimi edifici. Fra questi non solo case e palazzine, ma anche scuole, negozi e altri edifici. Rustam Pakaya, capo dell’Unità di emergenza del Ministero della salute, ha scritto via sms che tra gli edifici crollati a Padang “c’è anche un ospedale e migliaia di persone sono intrappolate tra le macerie”.
Comunicazioni interrotte – Insieme a Padang la località più colpita dal terremoto è Pariaman, 78 chilometri a sudovest dell’isola di Sumatra; riferisce la l’agenzia dei missionari Misna. Al momento le comunicazioni sono interrotte con tutta la zona e, riferiscono i media locali, un blackout ha lasciato al buio Padang, dove il sisma avrebbe provocato anche alcuni incendi.
Diversi edifici, fra cui degli alberghi, sono stati distrutti – Sull’isola di Sumatra, racconta un testimone, “centinaia di case sono state danneggiate lungo la strada. Ci sono degli incendi e alcuni ponti sono crollati e qui c’è un panico estremo anche perché delle condotte dell’acqua sono rotte e c’è un’inondazione delle strade”. Le linee telefoniche risultano interrotte. La scossa è stata avvertita anche a Singapore, 440 km a nord-ovest, dove sono stati evacuati palazzi e uffici.
Al momento, non risultano italiani coinvolti – Lo hanno riferito fonti della Farnesina che è in stretto contatto con l’ambasciata d’Italia a Giakarta che sta effettuando tutte le verifiche del caso per accertare la presenza di connazionali nell’area colpita dal sisma.
L’aeroporto di Padang chiuso per danni – La società aeroportuale indonesiana, Pt Angkasa Pura II, ha temporaneamente chiuso l’aeroporto Minangkabau di Padang perché alcune strutture sono rimaste danneggiate dal terremoto. Lo riferisce il Jakarta Post on line. Due voli da Giakarta a Padang sono stati cancellati, ha detto Edward Silooy, amministratore dell’aeroporto internazionale Soekarno-Hatta di Giakarta. “Un aereo era decollato, ma è rientrato a Giakarta dopo un’ora a causa dei danni subiti dall’aeroporto Minangkabau che è inaccessibile”, ha precisato aggiungendo che la società aeroportuale ha inviato un team per valutare i danni. “Il team stenderà un rapporto solo domani, quindi non sappiamo quanto durerà la sospensione dei voli”, ha aggiunto Silooy. Ogni giorno 10 voli collegano la capitale indonesiana Giakarta con la città di Padang.
Caritas: la pioggia complica soccorsi – Un team Caritas è già in viaggio per raggiungere la zona colpita dal sisma, cercando di passare attraverso Palembang o Bengkulu, per poi proseguire in macchina. Secondo Pak Martin, della Parrocchia St. Barbara Sawah Lunto, si è trattato di una scossa assai prolungata, che si è avvertita per almeno 5 minuti, immediatamente seguita da una completa interruzione dell’erogazione di energia elettrica. La pioggia che insiste sulla zona rende i soccorsi ancora più difficili. Caritas Italiana è presente in Indonesia da diversi anni. Subito dopo il terribile tsunami che nel 2004 ha sconvolto l’intera area, ha potenziato gli interventi ed ha realizzato progetti di ricostruzione e sviluppo a sostegno degli sforzi di Caritas Indonesia per un ammontare totale di oltre 3 milioni di euro solo negli ultimi 5 anni. Gran parte dei progetti è stata realizzata in diverse zone dell’isola di Sumatra.
Padang, il capoluogo, è ad altissimo rischio sismico – La città poggia proprio al di sopra della grande faglia circolare chiamata l’Anello di fuoco del Pacifico, che dal sud-ovest della Nuova Zelanda gira a nord dell’Australia, inglobando la Papua Nuova Guinea, tutta l’Indonesia, le Filippine e girando ferro di cavallo attorno alle coste dell’Oceano Pacifico passando per Giappone, Kamciatka, isole Aleutine, Alaska, Canada occidentale, California, America centrale e zona Andina fino alla costa meridionale cilena. Padang, come molte altre città sull’Anello, è a rischio di venire distrutta totalmente da un terremoto.
Cancellato avviso di vigilanza Tsunami – Il Pacific Tsunami Center statunitense ha cancellato un “avviso di vigilanza” diramato dopo il sisma. Le onde scaturite dal terremoto non sono tali da rappresentare un pericolo nelle aree interessate, sottolinea il comunicato del centro. Sulle coste di Sumatra è arrivata un’onda di marea alta meno di 30 centimetri.
30 settembre 2009

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Sisma e tsunami nelle isole Samoa

E’ di un almeno 113 morti e di altrettanti dispersi il bilancio del sisma di magnitudo 8.0 registrato fra le Samoa occidentali e le Samoa americane, che ha generato uno tsunami con onde oltre gli otto metri d’altezza. Il sisma è avvenuto alle 19,48 circa, ora italiana (le 6,48 di mercoledì 30 settembre ora locale) nell’oceano Pacifico a circa 200 km a sud-ovest delle isole Samoa, con epicentro a 18 chilometri di profondità.
Persone e auto sono state trascinate in mare, mentre la popolazione si è rifugiata in terreni più elevati. Una serie di ondate alte fino a otto metri, almeno cinque secondo i testimoni, hanno colpito la parte meridionale dell’arcipelago nel Pacifico, diviso tra Samoa americane e Samoa occidentali, che hanno oltre 280 mila abitanti.
Centinaia di persone sono state ricoverate negli ospedali. Fortunatamente l’allarme è stato dato via radio e ha permesso alla popolazione di mettersi in salvo. Ma non tutti ce l’hanno fatta. Anche le Samoa Americane sono state colpite da onde alte 4-6 metri che hanno travolto case, auto e persone sulle isole per oltre un chilometro e mezzo, come riferito da Mike Reynolds, sovrintendente del Parco nazionale delle Samoa americane.
Il governo neozelandese ha inviato un apparecchio da ricognizione marittima per accertare la presenza di eventuali superstiti dello tsunami. L’ambasciatore italiano presso la Nuova Zelanda, Gioacchino Trizzino, intervistato da Sky Tg24, ha reso noto che i 16 cittadini italiani che si trovano nella Samoa americana sono illesi.
Non risultano, al momento, cittadini italiani tra le vittime. Sedici nostri connazionali sono rimasti illesi quando l’onda anomala ha colpito la Samoa americana. Lo rendono noto le ambasciate d’Italia in Nuova Zelanda e Australia, secondo quanto riferisce la Farnesina. Le rappresentanze diplomatiche italiane nell’area continuano a monitorare la situazione in stretto contatto con l’unità di crisi della Farnesina. Un resort di proprietà di un connazionale è andato distrutto.
Obama promette una risposta rapida – Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha promesso oggi una risposta “rapida e efficace” per aiutare le vittime del disastro. Obama ha poi aggiunto che sta seguendo da vicino i “tragici eventi” nell’area di Samoa e ha inviato le sue “più profonde condoglianze” ai familiari delle vittime. Il numero della Casa Bianca considera le Samoa Americane area “colpita da un grande disastro” facendo così scattare gli aiuti federali necessari per i soccorsi e per le opere di ricostruzione.
Aiuti dall’Ue – L’Unione europea ha dato il via libera a 150 mila euro di aiuti per le vittime dello tsunami. E’ quanto fa sapere la Ue in un comunicato. Tali fondi saranno messi a disposizione della Croce Rossa internazionale attraverso il fondo di emergenza e saranno utilizzati per i bisogni essenziali della popolazione come acqua e medicine. La Ue, si legge nel comunicato, valuterà l’eventualità di nuovi fondi a seconda dell’evoluzione della vicenda.
Frattini: pronti a mandare aiuti umanitari – “Siamo pronti ad unirci allo sforzo internazionale ove occorra e a mandare aiuti umanitari”. Lo ha assicurato il ministro degli Esteri, Franco Frattini, riferendosi allo tsunami che ha colpito le isole Samoa. “Questo possiamo farlo – ha detto – come unità di crisi e Protezione civile”.
Il ricordo del disastro del 2004 – Gli allarmi tsunami, dopo forti terremoti, sono strettamente applicati dopo che il 6 dicembre 2004 un devastante maremoto uccise in Asia oltre 230 mila persone in undici paesi diversi. Quel sisma durò circa dieci minuti con magnitudo di 9.0 della scala Richter. Nelle Samoa americane, dove vi sono stati almeno 14 morti, lo tsunami ha distrutto l’unico Parco Nazionale Americano a sud dell’Equatore. Il centro visitatori ha 15 dipendenti ed una trentina di volontari. Gli abitanti dell’isola principale, Tutuila, hanno cercato di trovare rifugio più lontano possibile dalla costa. Almeno quattro villaggi dell’isola sono stati rasi al suolo dall’ondata che ha causato diverse vittime. Il terremoto ha colpito le isole del pacifico all’alba, poco prima delle sette del mattino, cogliendo molte persone nel sonno. Danni gravi sono stati registrati anche in diversi villaggi delle Samoa Occidentali, compresi Talamoa e Sau Sau Beach Fale. Vittime sono state segnalate anche nei villaggi di Vailoa a Malaela. Il villaggio di Lalomanu è stato raso al suolo. “E’ successo tutto molto rapidamente – ha raccontato un testimone oculare -. L’intero villaggio di Sau Sau Beach è stato raso al suolo. Non c’è una casa in piedi”. “Posso confermare che vi sono stati danni gravi – ha affermato un poliziotto di Samoa Occidentale -. Vi sono state diverse vittime e molti feriti”.

30 settembre 2009

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PERFIDA ALBIONE

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Castello di Eilean Donan

Ai tempi della buonanima (si fa per dire), Benito Mussolini, era un’espressione usata per indicare la politica estera spregiudicata della Gran Bretagna. In origine Albione indicava in effetti tutta l’isola, ma dal medio-evo in poi, dopo la conquista anglo-sassone, passò a quella parte dell’isola che rimase celtica: la Scozia. Tutt’oggi, nell’originaria, sempre meno parlata e complicatissima lingua gaelica, la Scozia si chiama Alba. Niente paura: per tutti gli altri, che parlano (più o meno) l’inglese è Scotland, terra degli Scoti. Ora di perfido ha solo il clima: piove sempre o quasi, come vedremo dopo in particolare. Perfido è anche il cibo: il piatto nazionale è lo Haggis, polpettone trito di interiora di pecora, che per fortuna non è rientrato nella mia esperienza. 

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 La Scozia è uno dei paesi che ha dato storicamente origine alla monarchia di Sua Maestà Britannica. Prima ci fu l’unione personale dei due Regni di Inghilterra e Scozia sotto un unico monarca per ragioni ereditarie, poi nel 1707  furono uniti i Parlamenti e nacque il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord (UK).

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 Bandiera e stemma della Scozia – concertino di cornamusa

Attualmente, dopo la cosidetta “devolution” decisa dal governo di Tony Blear, la Scozia ha nuovamente un suo parlamento e un suo governo; è diventata una “regione autonoma” come la Sardegna. Le somiglianze con la nostra isola non finiscono qui.

La capitale storica è Edinburgo ma la città più grande è Glasgow. La Scozia è un paese esteso circa tre volte la Sardegna e ha circa 5 milioni di abitanti. L’Inghilterra da sola ne ha 50 milioni, e ciò spiega anche le tendenze separatistiche presenti nel paese: il partito Nazionalista Scozzese è il primo partito.

Il castello di Edimburgo

La densità di popolazione è scarsa, come in Sardegna, con amplissime distese di monti e altipiani deserti, con pochi alberi, e …… milioni di pecore! Il monte più alto, che è il più alto della Gran Bretagna, raggiunge solo 1345 m slm. La differenza è la presenza ovunque di acqua, laghi, fiumi, cascate. Vediamo perchè.

    

Il castello di Urquhart sulle rive del Loch Ness

Il clima della Scozia è ovviamente influenzato dalla latitudine, essendo la regione tra il 55 e il 59 parallelo nord. La corrente del Golfo però, come è noto, mitiga assai i rigori invernali, specie sulle coste e isole occidentali, mentre le coste orientali sono più esposte alle correnti artiche e russo-siberiane. Nonostante ciò, la media di gennaio di Edimburgo è di 3,5°, nettamente superiore a quella di Milano (2,0°). Sulle coste occidentali addirittura si superano i 5.0° di media nel più freddo mese dell’anno. Le cose ovviamente cambiano sugli altipiani interni, dove la copertura nevosa può durare parecchi mesi e la temperatura media si abbassa considerevolmente.

Per ciò che riguarda le precipitazioni, sono presenti regolarmente in tutte le stagioni: anche in piena estate dappertutto si superano i 50 mm mensili, che uniti alle temperature medie, che non superano mai, come medie massime, i 20° (e i 15° di media mensile), permettono uno sviluppo rigoglioso della vegetazione erbacea. Le coste occidentali e gli altipiani sono assai più piovosi delle coste orientali: se le precipitazioni medie di Edimburgo sono di circa 670 mm, le coste occidentali suprano regolarmente i 1000 mm, e gli altipiani raggiungono e superano la considerevolissima cifra media di 4000 mm annui. I giorni piovosi >1 mm vanno dai circa 120 sulle coste orientali, agli oltre 250 sui versanti occidentali! Tanto per fare un paragone i giorni piovosi sono a Cagliari 60 e a Desulo circa 100! La causa è data dalle quasi costanti correnti occidentali, che portano temperature miti ma anche costanti nuvolosità e precipitazioni. E vento: la Scozia è spesso colpita da tempeste oceaniche assai violente.

Nonostanti queste poco confortanti notizie climatiche, la Scozia rimane un paese interessante da visitare:

 

 

Il castello di Glamis e il mostro di Loch Ness

Saranno i miti creati dalla letteratura e dal cinema (basti ricordare i film hollywoodiani Braveheart e Highlander), i fantasmi dei castelli, il kilt, il gonnellino ancora usato dai più orgogliosi patrioti, la cornamusa, il mostro di Loch Ness ecc., tuttavia è un paese che ha una natura ancora in parte selvaggia, nell’ovest e nel nord, con panorami oggettivamente struggenti, spessore storico-artistico considerevole, nelle città, nei numerosi castelli ancora abitati dai vari clan Mac…., città vivaci (famoso il Festiva di edimburgo, che nel mese di agosto attira frotte di giovani da tutto il mondo). I mesi preferibile per vistarla sono i mesi estivi, che godono di giornate lunghissime data la latitudine, e il clima è meno inclemente e può regalare….. qualche ora di sole.Ma mi raccomando, lasciate predere l’Haggis!

   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le rovine della cattedrale gotica di St.Andrews e costa dell’isola di Skye

E per finire, un piccolo omaggio al nostro Highlander di Nule: mucchina scozzese!

Edinburgh 1971-2000 averages 

Edinburgh (61 m AMSL)

 

Max Temp

Min Temp

Days of
Air Frost

Sunshine

Rainfall

Days of
Rainfall
>= 1mm

Wind at 10 m

Month

[deg C]

[deg C]

[days]

[hours]

[mm]

[days]

[knots]

Jan

6.4

0.7

11.7

49.0

64.2

12.2

N/A

Feb

6.8

0.9

10.1

72.9

44.7

9.1

N/A

Mar

8.8

2.1

7.2

106.3

52.2

10.8

N/A

Apr

10.9

3.4

4.1

140.7

42.5

8.3

N/A

May

14.2

5.8

0.9

186.9

49.1

9.1

N/A

Jun

17.0

8.6

0.0

179.1

52.5

8.5

N/A

Jul

19.0

10.5

0.0

179.2

57.6

9.0

N/A

Aug

18.7

10.4

0.0

160.6

53.3

9.4

N/A

Sep

16.0

8.5

0.3

124.8

62.4

10.3

N/A

Oct

12.6

5.9

2.0

97.7

69.5

11.8

N/A

Nov

9.0

2.7

7.6

68.1

61.4

10.7

N/A

Dec

7.0

1.3

10.5

40.6

66.8

11.5

N/A

Year

12.2

5.1

54.5

1405.8

676.2

120.7

N/A

 

 

Kinlochewe (costa occidentale) medie 1971-2000 

Kinlochewe (25 m slm)
 
Max Temp
Min Temp
Giorni di gelo
Insolazione
Piogge
Giorni di pioggia
>= 1mm
Vento at 10 m
Mese
[deg C]
[deg C]
[days]
[hours]
[mm]
[days]
[knots]
Jan
6.7 0.6 12.0 18.0 283.5 21.0 N/A
Feb
7.2 0.7 10.5 46.0 212.8 17.4 N/A
Mar
8.9 2.0 8.2 64.2 226.8 20.5 N/A
Apr
11.3 3.1 5.7 101.1 114.9 16.0 N/A
May
14.9 5.5 2.3 147.3 94.0 13.7 N/A
Jun
16.6 8.2 0.1 124.5 103.8 14.4 N/A
Jul
18.3 10.4 0.0 112.8 98.9 15.6 N/A
Aug
18.1 10.1 0.0 108.8 128.5 16.3 N/A
Sep
15.4 8.0 0.3 81.6 205.4 18.8 N/A
Oct
12.4 5.6 2.2 52.4 234.7 21.1 N/A
Nov
8.9 2.7 7.5 23.7 287.5 21.4 N/A
Dec
7.4 1.4 10.8 14.0 287.1 21.7 N/A
Anno
12.2 4.9 59.6 894.3 2277.8 217.9 N/A

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Siamo un gruppo di appassionati di meteorologia della Sardegna che ha deciso di unirsi e fondare il gruppo SardegnaMeteo.
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